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Modello informativa privacy studio: struttura conforme 2026

10 min letturaPrivacy & GDPRUltimo aggiornamento: 4 giugno 2026Di Edoardo Avantifiori
In sintesi

Un modello di informativa privacy per i clienti dello studio deve contenere le 9 sezioni indicate dall'art. 13 del Regolamento UE 2016/679: identità del titolare, finalità e base giuridica, eventuale DPO, destinatari, trasferimenti extra-UE, tempi di conservazione, diritti dell'interessato, reclamo al Garante e natura del conferimento. Non è un testo da copiare: ogni sezione va compilata con i trattamenti reali dello studio e adattata alla professione (medico, avvocato, commercialista) e alle categorie particolari di dati trattate.

Modello informativa privacy studio: struttura conforme 2026

In sintesi: un modello di informativa privacy per i clienti del tuo studio deve contenere le nove sezioni elencate dall'articolo 13 del Regolamento UE 2016/679: identità e contatti del titolare, eventuale DPO, finalità e base giuridica di ogni trattamento, destinatari dei dati, eventuali trasferimenti extra-UE, periodo di conservazione, diritti dell'interessato, diritto di reclamo al Garante e natura (obbligatoria o facoltativa) del conferimento dei dati. Il modello è una struttura da compilare con i trattamenti reali dello studio: non un testo da incollare. Sotto trovi la struttura sezione per sezione, una tabella di riepilogo e le varianti per professione.

Questa guida non spiega perché serve un'informativa né come scriverla per il sito web: per quei due aspetti rimandiamo alle guide dedicate. Qui ci concentriamo su una cosa sola — la struttura del documento che consegni o pubblichi per i clienti dello studio — così puoi costruire il tuo modello partendo dalle sezioni giuste.


Che cos'è il modello e cosa NON è

Un "modello di informativa privacy" è uno schema di sezioni obbligatorie. Serve a non dimenticare nulla di ciò che l'art. 13 GDPR impone. Non è un documento universale: due studi della stessa categoria possono avere informative molto diverse a seconda del software che usano, dei terzi a cui comunicano i dati e dei dati particolari che trattano.

L'errore più comune è scaricare un modello generico e pubblicarlo senza adattarlo. Un'informativa che descrive trattamenti che non fai — o che ne omette altri reali — è di fatto non conforme, perché viola il principio di trasparenza dell'art. 5.1.a GDPR. Il modello va quindi inteso come un'ossatura: ogni voce richiede una decisione concreta sul tuo studio.

Prima di compilare il modello, mappa i trattamenti reali: quali dati raccogli, da chi, con quali strumenti e a chi li comunichi. Senza questa mappatura (il registro dei trattamenti ex art. 30) il modello resta un guscio vuoto.


La struttura del modello: le 9 sezioni dell'art. 13 GDPR

L'art. 13 elenca in modo tassativo le informazioni da fornire quando i dati sono raccolti direttamente presso l'interessato (il caso tipico del cliente che si rivolge allo studio). Ecco la sequenza consigliata per il documento.

Sezione 1 — Titolare del trattamento

Apri con l'identità completa: nome e cognome del professionista o ragione sociale dello studio associato, indirizzo della sede, codice fiscale/partita IVA, email e telefono. Il titolare è il soggetto che decide finalità e mezzi del trattamento: nello studio individuale coincide con il professionista, nello studio associato è l'associazione.

Sezione 2 — Responsabile della Protezione dei Dati (DPO)

Indica i contatti del DPO se lo hai nominato. La nomina è obbligatoria nei casi dell'art. 37 GDPR, tra cui il trattamento su larga scala di categorie particolari di dati (rilevante per strutture sanitarie e poliambulatori). Per la maggior parte degli studi individuali non è richiesta: in quel caso si può indicare un referente privacy interno, specificando che non si tratta di un DPO ai sensi dell'art. 37.

Sezione 3 — Finalità e base giuridica

È il cuore del documento. Per ogni trattamento indica cosa tratti, perché e su quale base giuridica dell'art. 6 (e, per i dati particolari, dell'art. 9). Tieni separati i trattamenti necessari all'incarico da quelli facoltativi (es. newsletter), perché solo questi ultimi richiedono il consenso.

FinalitàBase giuridica (Reg. UE 2016/679)Esempio
Esecuzione dell'incarico professionaleEsecuzione del contratto, art. 6.1.bGestione pratica, consulenza
Adempimenti fiscali e contabiliObbligo legale, art. 6.1.cFatturazione, registri
Categorie particolari di datiArt. 9.2 (lett. a, f, h secondo il caso)Dati di salute, dati giudiziari
Antiriciclaggio (ove applicabile)Obbligo legale, art. 6.1.cAdeguata verifica clientela
Newsletter / comunicazioni informativeConsenso, art. 6.1.aAggiornamenti normativi

Sezione 4 — Natura del conferimento

L'art. 13.2.e impone di chiarire se il conferimento dei dati è obbligatorio o facoltativo e quali sono le conseguenze del rifiuto. Tipicamente: i dati necessari all'incarico sono obbligatori (senza, lo studio non può erogare la prestazione), mentre quelli per finalità di marketing sono facoltativi e il rifiuto non pregiudica il rapporto.

Sezione 5 — Destinatari dei dati

Elenca le categorie di soggetti a cui i dati possono essere comunicati: collaboratori autorizzati, professionisti terzi coinvolti nella pratica, banche e assicurazioni, Pubblica Amministrazione (Agenzia delle Entrate, tribunali, enti previdenziali), fornitori di software nominati responsabili ex art. 28. Evita formule generiche come "terze parti fidate": indica categorie precise o nominativi.

Sezione 6 — Trasferimenti extra-UE

Se usi strumenti (cloud, gestionali, posta) che comportano un trasferimento di dati fuori dallo Spazio Economico Europeo, indicalo e specifica le garanzie: decisione di adeguatezza, clausole contrattuali tipo (SCC) o altre garanzie ex Capo V del GDPR. Se non trasferisci dati extra-UE, dichiaralo esplicitamente.

Sezione 7 — Periodo di conservazione

Indica per ogni categoria il termine o il criterio di conservazione. Non usare "per il tempo necessario" da solo: l'art. 13.2.a richiede il periodo o, se impossibile, i criteri per determinarlo. I termini variano per professione (vedi sezione dedicata sotto).

Sezione 8 — Diritti dell'interessato

Elenca i diritti degli artt. 15-22 GDPR e come esercitarli. Le linee guida EDPB 01/2022 sul diritto di accesso chiariscono la portata del più richiesto di questi diritti.

  • Accesso (art. 15), rettifica (art. 16), cancellazione (art. 17)
  • Limitazione (art. 18), portabilità (art. 20), opposizione (art. 21)
  • Diritto di non essere sottoposto a decisioni automatizzate (art. 22)

Indica un canale di esercizio (email dedicata) e ricorda i tempi: l'art. 12 prevede risposta senza ingiustificato ritardo e comunque entro un mese, prorogabile di due mesi in casi complessi con comunicazione motivata.

Sezione 9 — Reclamo al Garante

Chiudi richiamando il diritto di proporre reclamo all'autorità di controllo, in Italia il Garante per la protezione dei dati personali. L'omissione di questa voce è di per sé una non conformità all'art. 13.2.d.

Aggiungi sempre, in calce, la data di ultimo aggiornamento del documento: dimostra che l'informativa è viva e rivista nel tempo, e aiuta a tracciare quale versione era in vigore in un dato momento.


Tabella di riepilogo: le sezioni del modello

#SezioneRiferimentoCosa scrivere in breve
1Titolareart. 13.1.aDati identificativi e contatti dello studio
2DPOart. 13.1.bContatti del DPO, se nominato
3Finalità e base giuridicaart. 13.1.cOgni trattamento con la sua base (art. 6 / art. 9)
4Natura del conferimentoart. 13.2.eDati obbligatori vs facoltativi e conseguenze del rifiuto
5Destinatariart. 13.1.eCategorie di soggetti a cui comunichi i dati
6Trasferimenti extra-UEart. 13.1.fGaranzie adottate o dichiarazione di non trasferimento
7Conservazioneart. 13.2.aTermine o criterio per ogni categoria
8Dirittiart. 13.2.bArtt. 15-22 e canale di esercizio
9Reclamo al Garanteart. 13.2.dPossibilità di rivolgersi all'autorità di controllo

Come adattare il modello per professione

La struttura delle nove sezioni resta identica per tutti, ma alcune voci cambiano in modo sostanziale a seconda della professione, soprattutto sulla base giuridica dei dati particolari (art. 9) e sui tempi di conservazione.

Studi medici e sanitari

I dati sulla salute sono categorie particolari ex art. 9.2.h (finalità di cura). La sezione conservazione deve riflettere i termini sanitari di settore e la nomina del DPO è spesso obbligatoria per il trattamento su larga scala. Richiama FNOMCeO ed ENPAM nei profili deontologici e previdenziali.

Studi legali

L'avvocato tratta dati giudiziari e, nella difesa, dati particolari che possono trovare base nell'art. 9.2.f (accertamento, esercizio o difesa di un diritto in sede giudiziaria). La conservazione del fascicolo segue le indicazioni del CNF e il segreto professionale va richiamato esplicitamente.

Commercialisti e consulenti del lavoro

Prevalgono dati fiscali, reddituali e patrimoniali con base nell'obbligo legale (art. 6.1.c) e, dove applicabile, gli obblighi antiriciclaggio. La conservazione delle scritture contabili segue i termini civilistici e fiscali. Richiama ODCEC e il Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Consulenti del Lavoro.

Psicologi e architetti

Lo psicologo tratta dati sulla salute e sul segreto professionale (CROAS / Ordine regionale); l'architetto tratta prevalentemente dati comuni di committenti, con minore incidenza dell'art. 9 ma attenzione ai dati di terzi nei progetti (CNAPPC). In entrambi i casi la sezione "destinatari" merita cura: lo psicologo che lavora in equipe o invia a uno specialista, l'architetto che condivide il progetto con imprese, fornitori e uffici tecnici comunali, devono dichiarare queste categorie di destinatari in modo specifico anziché con formule generiche.

I tempi di conservazione sono il punto in cui le informative di professioni diverse divergono di più. Verifica sempre i termini con le norme di settore e con il tuo Ordine: non riusare i termini di un'altra professione.


Errori frequenti nel compilare il modello

Quando un modello viene adottato male, gli inciampi ricorrenti sono questi:

  • Lasciare i segnaposto del template (es. "[inserire finalità]") nel documento pubblicato
  • Descrivere trattamenti non reali copiati dal modello, in violazione del principio di trasparenza
  • Tempi di conservazione vaghi o presi a prestito da un'altra professione
  • Destinatari generici ("soggetti autorizzati") senza categorie precise
  • Confondere l'informativa clienti con quella per dipendenti, che è un documento separato
  • Omettere il reclamo al Garante o la natura del conferimento

Per una visione d'insieme degli adempimenti documentali — registro dei trattamenti, nomine dei responsabili, informative multiple — vedi la guida ai modelli e alla documentazione GDPR dello studio. Per capire invece il perché e il come a monte della redazione, parti dalla guida all'informativa privacy dello studio secondo il GDPR.


Dove pubblicare e consegnare l'informativa

Una volta compilato, il modello diventa un documento da rendere disponibile nei punti di contatto con il cliente:

  • Alla prima raccolta dati: consegnata o richiamata nella lettera d'incarico
  • Sul sito web: in footer con link sempre visibile e nei form di contatto con checkbox di presa visione
  • In studio: disponibile su richiesta anche in formato cartaceo

L'informativa pubblicata sul sito può richiedere clausole aggiuntive (cookie, form, analytics) che non riguardano questo modello "clienti": se stai costruendo o rifacendo il sito, conviene integrare la compliance fin dall'inizio. Vedi come strutturarlo nella pagina sito web per studi professionali.

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